Neurodeliri

Anathema - Hindsight (2009)

Dio dà i denti a chi non ha il pane, così recita un antico proverbio delle mie zone che sembra calzare a pennello per gli Anathema. Il paradosso che una band di tale calibro si sia ritrovata in difficoltà a far uscire un suo album causa indifferenza delle major è tutto dire. Comunque adesso, dopo aver apparentemente risolto questi ‘problemucci’, i nostri si apprestano a fare uscire il nuovo lavoro in studio sotto Kscope, e nel frattempo i ritrovati fratelli Cavanagh ci allietano l’attesa con questo ‘Hindsight’, disco che racchiude al suo interno nove classici della crepuscolare band inglese riarrangiati in chiave semi-acustica, più un pezzo del tutto inedito.

“And it feels like i’m flying above you Dream that i’m dying to find the truth Seems like your trying to bring me down Back down to earth, back down to earth “

A causa, o per merito, del particolare adattamento quindi, tutti i pezzi in questione vengono immersi in un’atmosfera onirica, eterea e dannatamente struggente, merito soprattutto delle splendide partiture di violoncello a cura di Dave Wesling della Royal Liverpool Philharmonic Orchestra che accompagnano egregiamente l’ottima trasposizione in semi-acustico dei pezzi. E se già originariamente le creazioni degli Anathema scelte per comparire in questo disco avevano un potenziale emotivo elevatissimo, il risultato ottenuto con questa caratteristica soluzione ne amplifica in modo esponenziale la vena malinconica, regalando ai fan un dischetto da collezionare più che gelosamente. Prima ho usato l’aggettivo ‘onirico’ non a caso: a partire da ‘Fragile Dreams’ fino ad arrivare a ‘Unchained (Tales Of Unespected)’, passando per capolavori come ‘Inner Silence’, ‘One Last Goodbye’, la magnifica ‘Angelica’ o per l’intensissima ‘Flying’, tutto sembra un sogno che rapisce, facendoci alienare da qualsiasi cosa si stesse facendo in quel momento, un sogno dal quale ci si risveglia solo con i sussurri e le note di piano che segnano la fine dell’ottimo pezzo inedito (stilisticamente in linea con quanto proposto in ‘Hinsight’) e del disco.

“When the silence beckons, and the day draws to a close, When the light of your life sighs, and love dies in your eyes, Only then will I realise, what you mean to me.”

La voce di Vincent sarà il nostro unico accompagnatore (tranne che in ‘A Natural Disaster’ e ‘Temporary Peace’ dove a comandare saranno soprattutto le linee vocali di Lee Douglas) sul mare di note e trame intessute dagli altri componenti, per un viaggio di quasi un’ora che se affrontato con il mood giusto saprà regalare davvero tanto a coloro che lo affronteranno. Nei piani della band probabilmente questo ‘Hindsight’ sarebbe dovuto essere un ‘disco-antipasto’ per aprire l’appetito in favore del nuovo full-lenght in dirittura di arrivo, ma il risultato ottenuto a mio avviso si è spinto ben oltre. I pezzi hanno acquistato tanto di quel pathos che anche i die-hard fans del gruppo inglese in futuro riascolteranno questo disco più e più volte, e forse preferiranno anche alcune di queste versioni alle originali. Impossibile considerarlo come una semplice compilation di pezzi; un album che emoziona dall’inizio alla fine capace di estranearti con facilità da tutto ciò che ti circonda in qualsiasi momento della giornata è qualcosa di più, qualcosa da possedere a prescindere. Qualcosa come ‘Hindsight’.

http://www.youtube.com/watch?v=VAOrBHlxZco