Neurodeliri

Kurt Elling - Nightmoves (2009)

La maggior parte degli album sono composti semplicemente da canzoni, altri da pura e semplice poesia. E mi sembra proprio il caso di questo ‘Nightmoves’, nuovo disco di Kurt Elling. Definire cantante questo personaggio è quantomeno riduttivo, definirlo interprete già gli rende un po’ più giustizia. Una delle più belle e profonde voci del jazz contemporaneo, vincitore di non so quanti Grammy Awards e interprete a dir poco eccezionale come si poteva intuire dalle righe iniziali. Quello che rende speciale ogni creatura di Elling, e in particolar modo questa, non è solo la bella voce, ma bensì un armonioso insieme di cose di cui lui è creatore e artefice.

“And when morning found us I pulled you to me and promised to stay But that was the night, and now day”

Lui ha definito questo suo disco come una colonna sonora, e ben pensandoci non poteva trovare definizione più adatta. Questo ‘Nightmoves’ è una lunga ed intensa colonna sonora, capace di traghettarci attraverso un fiume di emozioni diverse e spesso contrapposte, capace di farci emozionare, di farci rattristire per poi rallegrarci, ma mai in modo brusco. Il nostro Caronte è ovviamente Elling (le cui espressioni mimico/facciali ogni tanto lo trasformano in un mix fra Jack Nicholson, Clint Eastwood e Schwarzenegger… ma vabbè, dettagli…), splendido interprete capace di modulare a suo piacimento la calda voce che si ritrova, giocando quasi con essa e trattandola come un vero e proprio strumento musicale, lanciandosi spesso e volentieri in scale e vibrati volti quasi ad emulare un sax o un piano di accompagnamento.

“Where is your heart, my love? I can’t believe you’d forget. I haven’t finished with love yet, and I’m wondering where – where can you be?”

Un insieme di cose dicevo. Ovviamente non c’è solo la sua voce nel disco, ma anche le splendide canzoni (reinterpretazioni varie e pezzi originali), e una sezione strumentale davvero efficace. Ciò che rende ‘Nightmoves’ davvero speciale è il perfetto equilibrio fra tutte queste componenti. Nessuna valica l’altra, e tutte sembrano lavorare assieme cercando di toccare i nervi scoperti delle nostre emozioni, riuscendoci alla grande senza il minimo sforzo direi. Il mio incontro con Elling è stato anche abbastanza casuale se vogliamo, così come in linea di massima è stato con il jazz in generale. Ma Dio -o chi per lui- solo sa quanto è stato gradito. Una colonna sonora si, ma anche un piccolo grande capolavoro.

“Love is like two dreamers dreaming the exact same dream Just another Technicolor romance on the screen”

http://www.youtube.com/watch?v=UR3G_YSmXAY